Il dito sulla piaga

29 agosto 2013.jpg - 38.26 Kb

      Mal comune mezzo gaudio, ma in questo caso proprio no!

 Basta aprire la TV e ora qua, ora là, l’Italia o parte di essa è sott’acqua, con morti, dispersi e danni incalcolabili. Solo a guai avvenuti ci si ricorda che i tombini era da anni che non si pulivano, che le tubazioni erano e sono da Barby, che i fiumi sono stracolmi di ghiaia, alberi e tronchi,  che l’asfalto del centro strada è molto più alto delle entrate delle case, che i territori sono abbandonati da secoli. E giù commenti e commozione, da parte di tutti. Ma è possibile tutto questo? Tutti sappiamo che il nostro territorio è a rischio, che i tombini fanno schifo, che le tubazioni sono intasate e mal fatte; che i nostri fiumi sono stracolmi di ghiaia, pieni di tronchi ecc. ecc. Ma, francamente, oltre a chiacchiere e a paroloni, cosa si sta facendo in previsione di piogge a bomba, come si dice? Dove sono i nostri amministratori, dai piccoli comuni nostrani alle alte cariche dello Stato, che oltre a belle parole fanno seguire i fatti e fatti concreti? Da anni noi di Pontafel, per esempio, predichiamo ai quattro venti che il pericolo di nuovi danni è dietro l’angolo, con lettere e richieste di urgenti interventi senza neanche una risposta rassicurante. Non ti rispondono neanche questi nostri amministratori o politici troppo impegnai nel sociale, pensano allo sviluppo futuro, al crogiolo delle idee, alla realizzazione del Progetto Pramollo, tutte cose ottime e improcrastinabili, ma non sarebbe meglio mettere in sicurezza preventiva il territorio e poi, insieme, lavorare per lo sviluppo del territorio? Quale futuro se a ogni pioggia rischiamo di restare sott’acqua? Quale sviluppo se a ogni pioggia siamo punto e accapo? Piove a bomba ormai, se ne sono accorti tutti, peccato che qui da noi non ce accorgiamo, impegnati a crogiolarci in tante idee utili e interessanti, a parlare di sviluppo turistico e di Pramollo e di altre cose tutte belle e da realizzare, ma prima di ogni altra cosa, è da mettere in sicurezza il territorio, soprattutto le zone a rischio, se non vogliamo ancora una volta finire oltre che sott’acqua, nella cronaca giornalistica nazionale.

 

Planina Bala

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