Riposa in pace, amico Gian!

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Una partecipazione silenziosa e commossa, con centinaia e centinaia di persone a gremire in ogni angolo la chiesa di Pontebba dentro e fuori, in questo pomeriggio freddo di inizio inverno. In carrozzella sua moglie Lazzara. E tanti, tanti amici di Pontebba e fuori, della valle e fuori, d’Europa e fuori.

Contrariamente a quanto facciamo abitualmente, pubblichiamo qui di seguito l’articolo di pagina 2 di Voce della montagna di ottobre 2013  a lui dedicato.

 

                                                      Una scomparsa impensata e impensabile

 

Gianalberto Quaglia ha dovuto fermarsi, lungo la galleria tra Chiusaforte e Resiutta, a seguito di un bruttissimo incidente stradale. La sera del terremoto, in quel lontano 1976, era lì in piazza col suo apparecchio portatile, una specie di ricetrasmittente, lui che era un radioamatore appassionato, a darci le notizie di quanto accadeva contemporaneamente in altre parti del Friuli tragicamente ballerino. Tra lui e un suo amico in quella stessa notte avevano pensato di realizzare a Pontebba una radio locale e una sala da ballo per evitare che i giovani si recassero fuori paese, ma nessuno volle aiutarli e tutto rimase lettera morta. Un grande pensatore, programmatore eccezionale, esperto come pochi di computer e di radio, di apparecchi elettrici, con tantissime idee sociali, rivoluzionarie, quasi mai ascoltato perché non facente parte di una certa partitocrazia. Tempo fa, grazie anche a sua moglie Lazzara, cubana, ormai pontebbana a tutti gli effetti, aveva ideato e portato a termine con altri amici una grandissima festa musicale con gastronomia tipica e originale, giorni fa ha portato a Pontebba in piazza ballerine cubane con enorme successo; stava organizzato un’altra grande festa in piazza coi bikers. Era una fucina di idee e di proposte e protestava, scontento e amareggiato, nel vedere che a Pontebba non tutti sono d’accordo, quando invece bisognerebbe collaborare per poter andare avanti meglio. Un personaggio eccezionale, semplice, alla mano e grazie a sua moglie Lazzara tanto ha saputo e ha fatto per Pontebba e la valle, senza mai chiedere nulla in cambio. Ora se n’è andato, ancora giovane, ancora in età produttiva, spiaccicato in galleria tra i rottami della sua autovettura, con sua moglie Lazzara in ospedale e altri quattro incidentati. Speriamo solo che la Lazzara sappia superare, anche grazie ai tanti suoi amici disinteressati, questi momenti e ricominciare a camminare, col suo ambiente in piazza, “Il patio de Cuba”, che merita continuare anche per Gianalberto, nel suo nome e in suo ricordo. Noi tutti, signora Lazzara, ti daremo una mano!

 

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