8 settembre 1943 una data memorabile

L’8 settembre del 1943, settantadue anni fa

 

 

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                                                           Nessuno come loro

A Tarvisio, alle porte della Caserma Italia,  settantadue anni fa fu scritta una delle pagine più fulgide della storia recente, quando 300 soldati del XVII Settore delle Guardie alla frontiera decisero col loro comandante Giovanni Jon di non cedere le armi ai tedeschi, ma di resistere fino all’ultimo, pur possedendo poche armi a testa. Ci furono 29 morti italiani, ore e ore di aspro combattimento subito dopo l’annuncio dell’armistizio da parte del generale Badoglio, primo esempio di vera Resistenza al nemico. Molti di più i morti tra i nemici, nemici che alla fine della battaglia, quando agli italiani non era rimasta che la resa data la sproporzione di uomini e di armi, scattarono sugli attenti riconoscendo ai nostri l’onore delle armi, senza che nessuno glielo avesse ordinato. Fu quello l’inizio della prigionia nei vari campi di concentramento, da cui non tutti fecero ritorno. Poi, con gli anni, il ritorno alla loro seconda casa, la loro seconda Patria, Tarvisio e l’inizio di un nuovo cammino, con Raduni storici di grandissima portata, tanto che Toni Russo, prima degli anni Ottanta, ne raccontò le gesta nel suo primo vero libro di storia, “Come foglie al vento” e poi in “Alle porte dell’inferno”, in varie edizioni successive, finchè tutte “quelle foglie al vento” lasciarono questa terra per ricongiungersi in paradiso. Settant’anni di Raduni e di ricorrenze, finchè, nell’oblìo generale, ( Toni Russo era rimasto solo a voler ricordare, con pochi amici e aiutanti, anche il comune se l’era defilata) anche l’8 settembre e le gesta dei soldati della Gaf sono passati nel silenzio. Ma la loro storia, le loro memorie, i loro ricordi restano e resteranno indelebili in chi li ha conosciuti, studiati, apprezzati e amati. Senza di loro, di quei 300 eroi della Caserma Italia, la Storia non sarebbe più la stessa. Grazie a loro Tarvisio e la Storia hanno appreso cosa sia la Resistenza, cosa sia l’amor patrio di cui ormai si son perse le tracce. Onore a loro, ai Soldati del XVII Settore Gaf, anche se ormai non più in mezzo a noi. Tutti uniti in un solo grande caloroso abbraccio.

 ( Da Voce della montagna dell’agosto 2015)

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sempre avanti

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Mese dopo mese il nostro giornale non sa cosa siano le pause né le crisi: poste permettendo, a volta i ritardi sono veramente impressionanti, il mensile giunge nelle famiglie degli abbonati con puntualità. Grande solidarietà ai soci e ai dipendenti della Coopca sempre più nella crisi....

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Gli arrotini di Stolvizza.... una miniera di archivio e di storia...

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Il Coro dell'UTE in gita a Cividale, Gorizia e alle foibe di Tarnova, tra una visita e l'altra qualche foto ricordo proprio non stona....

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Sabato 23 maggio 2015, anniversario della grande guerra. Il Coro dell'UTE con la Presidenza dell'Ute al teatro Candoni di Tolmezzo con uno spettacolo corale da incorniciare, con tutti i posti a sedere stracolmi di gente, canti corali, interventi culturali e quant'altro per questa ricorrenza che il Coro ha voluto celebrare alla grande.

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Ragazzi della Bielorussia in visita con gli alpini a Dogna....

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A Resiutta, contrariamente a quanto accade un po' ovunque, il sindaco Nesich riconosce la cittadinanza italiana a questo baldo giovane africano con la sua famiglia da anni integrato al 100% nella valle del Fella....

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Da un raduno di alpini a un altro....

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Come andare in pensione e non annoiarsi, anzi....

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Giacomo Marcocig di Camporosso trionfa a Matera al festival internazionale....

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Gerardo Pietrafesa e la sua grande passione per i ragazzi del pallone...

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Di imbecilli è piena la terra: qui a Gorizia una mano stupida nottetempo ha danneggiato non solo il ricordo ma anche l'immagine dei tanti infoibati italiani ad opera dei titini...

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Dante Ciani a Salino di Paularo celebra il suo cinquantesimo di matrimonio, nell'entrare in chiesa a sua insaputa ecco la marcia nuziale e il suo coro, quello dell'UTE schierato dietro l'altare per cantargli la messa solenne.... Quante lacrime!

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Il Judo Club di Tolmezzo nella sua grandissima festa di ricorrenza...

 

Tanti, tanti i servizi su Voce della montagna, puntualmente in stampa mese dopo mese. Per ricevere a casa propria il giornale e seguire i tanti avvenimenti della montagna friulana, è necessario abbonarsi: appena 20 euro per l'Italia e 30 per l'estero. Solo così si potrà seguire quanto avviene di importante nell'arco montano friulano. Da trentatré anni in stampa, senza mai una crisi o una pausa.

 

 

 

 

 

 

 

 

La vera storia di Malga Bala

                                      23 – 25 marzo 1944: la storia di Malga Bala

di Antonio Russo

 Dino Perpignano, vice brigadiere, comandante, di Sommacampagna (Verona), nato il 21 agosto 1921 – Primo Amenici, di Santa Margherita d’Adige (Padova), nato il 5 settembre 1905 – Domenico Dal Vecchio, di Refrontolo (Treviso, nato il 18 ottobre 1924)  – Fernando Ferretti, di San Martino in Rio (Reggio Emilia), nato il 4 luglio 1920 – Lindo Bertogli, di Càsola di Montefiorino (Modena), nato il 19 marzo 1921 – Michele Castellano, di Rocchetta Sant’Antonio (Foggia), nato l’11 novembre 1910 – Attilio Franzan, di Isola Vicentina (Vicenza) nato il 9 ottobre 1913 – Rodolfo Colzi, di Signa (Firenze), nato il 3 febbraio 1920 – Adelmino Zilio, di Prozzolo di Camponogara (Venezia), nato il 15 giugno 1921 – Pasquale Ruggiero, di Airola (Benevento), nato il 11 febbraio 1924 – Pietro Tognazzo, di Pontevigodarzere (Padova), nato il 30 giugno 1912– Antonio Ferro, di Rosolina (Rovigo), nato il 16 febbraio 1923.

Sono i nomi dei 12 Carabinieri massacrati a Malga Bala, in Slovenia, sopra la Val Bausiza, nel circondario di Bovec (quella volta Plezzo), sabato mattina 25 marzo 1944, solo perché italiani.

Erano stati scelti dalle caserme della Tenenza di Tarvisio e della Compagnia di Tolmezzo, da cui dipendeva Tarvisio. Erano lì, da alcune settimane, a difesa della centralina idroelettrica che forniva corrente ai paesi del circondario e soprattutto alla miniera di Cave. Tutto il territorio, pur italiano, era del tutto germanizzato dall’occupazione nazista, che aveva trasformato questa zona in una semplice appendice germanica, dove vigevano e imperavano solo ed esclusivamente le aquile tedesche

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  Vice Brigadiere Dino Perpignano          CC Primo Amenici                      CC Rodolfo Colzi                 CC Pietro Tognazzo

Erano stati catturati, quei Carabinieri in servizio alla centralina, con l’inganno la sera del giovedì precedente, 23 marzo, festa nazionale in quanto anniversario del Venticinquesimo di  fondazione dei Fasci. Costretti a prendere sulle proprie spalle quanto esistente nella piccola caserma situata sul piazzale antistante la centrale idroelettrica di Bretto Inferiore, erano stati obbligati ad arrampicarsi coi loro aguzzini fin sulla cima del monte Izgora, dove avevano dovuto trascorrere, all’addiaccio, la notte tra giovedì e venerdì, una notte gelata e stellata. Poi la discesa in Bausiza, mentre occhi lucidi di gente semplice seguiva ogni passo dalle proprie case. La sosta in uno stavolo, un pò di acqua e la ripresa del cammino fino all’interno della Bausiza. In serata il trasferimento, sempre a piedi e sempre sotto scorta armata, fino al pianoro di Logje, verso la Bala. Chiusi dall’esterno nel fienile, fu loro dato per cena pastone avvelenato con soda caustica, varichina e sale nero appositamente preparato dalle donne della famiglia di Lojs Kravanja. Una notte terribile, come la si può immaginare. La mattina dopo, sabato 25 marzo, la ripresa del cammino verso la Malga Bala, il luogo prescelto dai partigiani bolscevichi di Tito, tutti della zona di Bretto, Plezzo, Zaga e Caporetto, capeggiati da Franç Ursic, nome di battaglia Josko, coadiuvati da Silvo Gianfrate, originario di Foggia, Ivan Likar,  detto Socian, già operaio in miniera a Cave  e dal commissario politico del territorio Lojs Hrovat, di Plezzo. In tutto 22 partigiani. Da sottolineare che in periodo di guerra il vero comandante di un territorio non era e non è l’ufficiale più alto in grado bensì il commissario politico di quella zona e di quel raggruppamento. Nulla si fa senza il suo benestare! Il piano era stato studiato fin nei minimi particolari da Socian e approvato dai suoi compari di macchia. Erano i Carabinieri e solo i Carabinieri i veri rappresentati dell’Italia e quindi la loro vendetta doveva colpire proprio loro, per una vendetta atroce contro l’odiato nemico di sempre, l’Italia. Avrebbero potuto vendicarsi sui Finanzieri, sugli Alpini, sulla Milizia; no, il loro obiettivo era stato individuato proprio nei Carabinieri, gli unici che quella volta come adesso rappresentavano e rappresentano  l’Italia e il governo italiano più degli altri reparti in armi italiani. Ed era stato scelto proprio quel giorno di festa, il 23 marzo 1944, per l’attuazione di quel crimine che avrebbe lavato col sangue il loro profondo odio contro gli Italiani. Se avessero voluto vendicarsi uccidendo i Carabinieri, lo avrebbero potuto fare in qualsiasi momento dall’istante della cattura; invece no, i prigionieri dovevano essere portati fin sulla Malga e lì, in quell’immenso silenzio, tra rocce e cime innevate, sacrificarli sull’altare dell’odio.

Del tutto false e infondate le tesi di alcuni giornalisti o studiosi triestini, chiaramente di ideologie estremiste comuniste e spiccatamente di tendenza slovena, ma non si capisce perché continuano a vivere in Italia avendo il cuore oltre confine, che continuano ad affermare contro ogni evidenza che la “strage di Malga Bala” non c’è mai stata e che il tutto è pura invenzione di chi da anni e anni ha dato alle stampe edizione dopo edizione la vera storia di Malga Bala, frutto di centinaia e centinaia di interviste di diretti interessati, partigiani in primis.  Tra partigiani e Carabinieri non ci fu alcuno scontro armato. Il vero filo conduttore del tutto era l’odio covato fin nel profondo del cuore da questi partigiani comunisti di Tito nei riguardi dell’Italia, nemica da sempre e in particolare da quando il Fascismo italiano aveva imposto le proprie leggi. Il loro, quello dei partigiani, fu puro atto di vendetta atroce contro poveri innocenti inermi, i quali furono tenuti in vita per tre giorni solo per aumentarne le ansie, le aspettative, le sofferenze, diversamente non sarebbero stati preventivamente avvelenati, fino al sacrificio terribile e disumano sulla Malga Bala, in perfetto silenzio montano, come da programma ideato da Likar Socian di Bretto di Sotto e attuato da quei partigiani sloveni assetati di sangue e di vendetta. Non fu un semplice atto di guerra, come sostengono alcuni, se volevano, i partigiani, eliminare i Carabinieri, lo avrebbero fatto subito dopo la loro cattura o durante la loro cattura, nel far saltare in aria la caserma della centralina di Bretto.

Giunti in Malga, i Carabinieri furono rinchiusi nella stanzetta della stagionatura dei formaggi e, uno alla volta, spogliati, accaprettati con filo di ferro, costretti nel piccolo cucinino della Malga e affrontati col piccone. Finire un prigioniero o un avversario col piccone era un sistema in uso nel mondo comunista in segno di estremo dispregio verso il nemico, di umiliazione totale, di annientamento della sua dignità e personalità. Così a Malga Bala. Il comandante Perpignano intanto era stato uncinato a testa in giù a una trave della stanza e preso continuamente a calci nella testa, con le formiche attratte dal sangue che cercavano un pasto finalmente appagante. Sventrati, evirati, maciullati, singolarmente, subito dopo Lojs Kravanja e Bepi Flais tiravano il corpo maciullato del malcapitato fin sotto un grosso sasso nelle vicinanze e la mattanza ricominciava con un nuovo prigioniero.

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   CC Adelmino Zilio                     CC Antonio Ferro                       CC Attilio Franzan                   CC Domenico Dal Vecchio

Poi, finita la carneficina, mentre ricominciava a nevicare, i 22 eroici attivisti del comunismo di Tito, se ne discesero intavolando nei giorni successivi, nel tentativo di “purificare” la propria immagine, la teoria che a commettere quella strage fossero stati proprio  i tedeschi per riversare poi, malignamente, la colpa su quei poveri innocenti partigiani  del tutto ignari dell’accaduto.

Questa, in poche parole, la vera storia di Malga Bala, rimandando, per chi è seriamente interessato, alla lettura dei vari libri di storia di Antonio Russo e in particolare di Planina Bala, edizione 2011 o edizioni precedenti, di questo stesso autore. Tutto il resto è pura fantasia, è cercare di aggrapparsi agli specchi, quelli della cattiveria e del non voler vedere la realtà, intenzionalmente, per motivi etnici o politici. Nessuno di noi può o deve modificare un avvenimento storico; lo si può interpretare, vedere da angolazioni particolari come quando si osserva un quadro, ma la realtà, quella vera, non la si può assolutamente scalfire, piaccia o no. Né si possono aggiungere particolari scabrosi del tutto infondati come ha fatto quel maresciallo dei carabinieri  di Brescia coi suoi associati affermando che i Carabinieri prima di essere massacrati sono stati  sodomizzati e “sessualmente violentati”. Falso. I partigiani in quei momenti non erano travolti da istinti particolari se non quelli dell’odio contro di loro e contro gli italiani. Neanche le affermazioni completamente fuori ogni logica di quell’altro pseudo giornalista della zona di Rovigo, del tutto di parte e di estrema sinistra, che condanna i Carabinieri di Malga Bala elogiando i partigiani comunisti di Tito in quanto questi ultimi avrebbero agito più che bene, essendo gli italiani “repubblichini” sotto ogni aspetto. Baggianate di chi dorme al caldo e mangia a sazietà spudorata. In quel periodo essere “repubblichini” è come oggi essere “comunisti” o “cattolici” o “non cattolici”: sono, questi, atteggiamenti naturali, di vita, di comodo, non di scelta ponderata. Intanto i Carabinieri maciullati a Malga Bala non erano repubblichini come li si intende oggi a tanti anni di distanza e fuori da ogni mischia, ben seduti davanti a una scrivania; essi, i Carabinieri, erano stati naturalmente assegnati a quel reparto e a quegli incarichi, senza essere minimamente interpellati. Prima di giudicare dall’alto della propria scienza è necessario mettersi in quei giorni e in quei panni;  emettere poi sentenze così offensive e devastanti, illogiche  e senza alcun senso,  condividere positivamente l’operato di “quei” partigiani… beh, basta solo questo per annullare ogni altra riflessione al riguardo.

In quel periodo, è giusto ricordarlo, questo territorio dell’Alto Friuli era a tutti gli effetti territorio germanico e a nessuno era permesso “scegliere” o “opporsi“ o “agire contro corrente”. Di conseguenza, ogni altra considerazione è del tutto fuori luogo, specie se fatta oggi senza trasferirsi almeno mentalmente a quel periodo.

“Come foglie al vento”, “Alle porte dell’inferno”, “Planina Bala” nelle varie edizioni e ristampe, la storia dettagliata della strage di Malga Bala consacrata poi in “L’ultimo parroco di montagna” e “Dal Buric a Chiout Zuquìn, da Saps a Patocco ecc.” e in altri volumi , frutto di accurate ricerche, meticolose, mai confutate o contestate da chicchessia, in Italia e all’estero, ricerche pericolose al di sopra di ogni immaginazione, con centinaia e centinaia di interviste anche ai diretti interessati, partigiani viventi compresi, registratore ben aperto e funzionante sul tavolo,…: sono la documentazione storica di quanto avvenuto nell’Alto Friuli e in particolare a Malga Bala, frutto di passione e di caparbietà storica e giornalistica di Antonio Russo. Nessun altro, in particolare quel maresciallo di Brescia tanto decantato da alcuni ciechi tarvisiani improvvisati giornalisti o storici o critici o politici dalle diverse calzature e giacche, a seconda dell’occasione, possono vantarsi o accollarsi meriti che non hanno mai guadagnato. Non per altro e solo per questo nel luglio del 2010, dopo il conferimento alla memoria della medaglia d’oro al valor civile ai Martiri di Malga Bala da parte dello Stato Italiano, il sottoscritto è stato invitato, ricevuto e onorato oltre che premiato al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri a Roma, alla presenza dello Stato Maggiore dell’Arma capeggiato dal generale Leonardo Gallitelli.

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CC Fernando Ferretti             CC Lindo Bertogli                   CC Michele Castellano                     CC Pasquale Ruggiero

Una vicenda strana questa dei 12 Martiri di Malga Bala, prima del tutto dimenticata, dalle istituzioni e dalle divise, tenuta nascosta quasi fosse una vicenda di cui vergognarsi; poi ognuno ha cercato o sta cercando di cavalcare la loro triste storia finale per scopi propagandistici o di accaparramento esclusivista.

Inginocchiamoci invece sulle loro tombe e sui loro ricordi, in silenzio, unitamente ai loro familiari che solo grazie a “Planina Bala” e agli altri volumi di Antonio Russo hanno appreso finalmente della triste fine dei loro congiunti. Sono Martiri, Carabinieri, sacrificati dall’odio e dalla vendetta solo perché italiani. E preghiamo Iddio che fatti del genere non si ripetano, anche se le condizioni storiche e sociali sono sempre quelle, purtroppo, se non peggiori!

Settantunesimo di Malga Bala

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                                      In ricorrenza della strage di Malga Bala

Anche quest’anno,  mercoledì 25 marzo la tradizionale ricorrenza in ricordo della strage di Malga Bala a Tarvisio con la celebrazione della santa messa in mattinata e la commemorazione dei 12 carabinieri, trucidati a picconate dai partigiani comunisti slavi a coronamento del profondo odio contro l’Italia e gli italiani di tanta parte della Jugoslavia di quegli anni. L’anno scorso la ricorrenza solenne, quest’anno secondo la tradizione, in semplicità, come amano sottolineare i Carabinieri. Ci saranno tutte le alte sfere dei Carabinieri regionali, provinciali e locali, ma niente di particolare. Lo scorso anno cerimonie solenni, quasi storiche, con apposita  mostra , serata corale interamente incentrata su Malga Bala, conferenze per le scolaresche, proiezione di filmati, soggiorno di tanti parenti di quei Martiri e infine la partecipazione del comando generale dell’Arma col generale Leonardo Gallitelli, da Roma, secondo quanto lo stesso aveva garantito all’organizzatore delle varie manifestazioni Toni Russo, nel proprio comando di Roma mesi prima.

Nella foto il carabiniere di Chioggia Armando Costa visitato a casa sua dall’autore  di Planina Bala. E’ stato uno di quelli che era andato sui a Malga Bala a recuperare i resti dei Carabinieri. In foto con la figlia.

 

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Da mese a mese, senza sosta

Interessantissima nostra intervista al Direttore della Riserva di caccia di Pontebba, Mario Agnola, su tutte la varie problematiche della caccia ai giorni nostri, data la presenza, "voluta" da chi comanda senza tener conto di cosa vuole la gente, della lince, dell'orso e tra poco del lupo....

 

Nuova sede a Gorizia della  Sezione ANC, l'associazione carabinieri in pensione presieduta da anni e anni da Giovanni Guarini...

La lettera al nostro mensile del dottor Antonio Covassi di Ovaro ha ottenuto uno strepitoso successo, tra Voce della montagna, Facebook e sito migliaia e migliaia di lettori hanno seguito e commentato le sue dichiarazioni sul Pronto Soccorso dell'Ospedale di Tolmezzo.

 

Gerardo Pietrafesa ha partecipato con un'ottima squadra di calcio della Giovanile a Roma.... Ottimo il gemellaggio tra i ragazzi friulani e i pari età di Bernalda, in provincia di Matera...

Madre Maria, al centro nella foto, è la nuova badessa dell'abbazia delle Clarisse di Moggio....

Sergio Buzzi, vice sindaco di Pontebba, faccia a faccia col nostro giornale sulle varie problematiche locali in vista dell'arrivo non voluto dalla gente di numerosi exztracomunitari....

Stefano Temel, uno dei pochi sopravvissuti del piroscafo Galilea, ricordato da Voce della montagna.....

 

Grandissimo rimpianto in Carnia, e non solo, a quasi un anno dalla sua scomparsa, dell'imprenditore Nino Basso di Cerneglons, da una vita a Tolmezzo...

Grandissimi le preoccupazioni a Pontebba e nel territorio circostante sull'incomprensibile silenzio della Regione e del comune di Pontebba sul tanto atteso sviluppo turistico di Pramollo, tanto che tutti ormai sono convinti che tutto è stato un grandissimo "bluff" politico col solo scopo di ......

 

Assemblea generale del CAI di Pontebba del presidente Gabriele Vuerich,  tantissimi gli argomenti all'ordine del giorno e soprattutto la situazione reale e in prospettiva della ex baita Winkel, ormai della Regione.

Una grande piscina a Ovedasso....aprirà i battenti ai primi del giugno prossimo.

Una straordinaria foto di Gianfranco Martina su Dogna, dove è stato messo in preallarme un defibrillatore comunale....

 

Come da tradizione grandissime polemiche a Pontebba sulla mancata organizzazione del carnevale ad opera della pro Loco un ente che manca del tutto da diversi anni all'appello. A salvare l'immagine della montagna friulana i ragazzi e le ragazze di Pontafel con la meravigliosa organizzazione della TAE, una festa carnevalesca secolare....

 

Questi in sunto alcuni dei tanti servizi di Voce della montagna di questi primi mesi dell'anno in corso. Ma sono tantissimi gli argomenti a disposizione dei propri abbonati. Si ricorda che per seguire Voce della Montagna è necessario abbonarsi; il costo annuale è di appena 20 euro per l'Italia e di 30 per l'estero. E' l'unico sistema per poter seguire a casa propria  quanto accade o si pensa o si dice nell'Alto Friuli.

Mai dimenticare

 

 

 

Furono decine e decine di migliaia, quasi tutti italiani, ma anche slavi oppositori del comunismo imperante di Tito, croati, tedeschi che finirono la loro vita in fondo alle foibe, enormi caverne sotterranee naturali ritrovate un po’ ovunque, sul confine italo-sloveno e soprattutto all’interno. Fu una guerra nella guerra, frutto di vendette personali, astio, odio nel vero senso della etimologia, senza alcun processo, senza alcuna possibilità di opporsi o far resistenza. A volte già morti, per lo più ancora vivi e spesso legati col filo di ferro uno all’altro, così, spinto il primo, gli altri venivano trascinati nella enorme cunicolo sfracellandosi sulle rocce. Un massacro inumano e crudele, un massacro che alcuni, logicamente di animo e di cuore di comunisti incalliti, ancora oggi si ostinano a negare, sia nel numero che nella esecuzione.  E’ vero che un quadro lo si osserva da angolature differenti, ma la realtà resta sempre la medesima. Purtroppo la scuola di partito, nel nome del comunismo incallito, fa sì che nonostante tutto qualcuno si ostini a negare l’evidenza storica e più che accertata dei fatti tremendi avvenuti tra il 1943 in poi, fino a guerra finita. Oggi li vogliamo ricordare tutti questi poveri infoibati nel nome dell’odio e del partito, senza distinzione di nascita o di divisa, perché alla Storia non è permesso dimenticare né bendarsi gli occhi. La realtà fu ed è questa e, finchè non la si ammette, inutile parlarci sopra con altri termini. Ecco in fotografia Giovanni Guarini, ex carabiniere, presidente dei carabinieri in pensione di Gorizia, sul bordo della foiba di Trnova, nel goriziano sloveno, dove fu scaraventato ancora vivo suo padre, carabiniere, giustiziato senza alcuna colpa dai partigiani slavi in combutta con alcuni colleghi italiani che chiamare traditori è ben poca cosa. In questa foiba furono sacrificati oltre 1500 innocenti che ancora oggi sono lì sotto nascosti. In foto: Giovanni Guarini sul bordo della foiba che nasconde ancora oggi i resti di suo padre e di tutti gli altri infoibati; e Toni Russo a Trnova in occasione della stesura di Planina Bala. Come ci si permette di negare ancora oggi una tale atrocità o condividerla come purtroppo fanno alcuni?

 

Piena solidarietà

 

Stiamo vivendo oggi una pagina trieste e tragica, una delle tante, di questa nostra esperienza umana e giornalistica. Al momento ben 12 i morti in Francia compresa quella del direttore del giornale satirico preso di mira da estremisti orientali, Stephan  Charbonnier, 47 anni, con numerosi suoi collaboratori di redazione. E' necessario che il mondo civile prenda una decisione in merito, all'unanimità, non possiamo vivere continuamente nella minaccia concreta di estremisti nè possiamo regalare il nostro mondo occidentale nelle loro mani. Che stiano a casa loro. Di Gesù Cristo si può dire tutto e offenderlo, in piazza che in privato. Ci certi loro personaggi non si può dire assolutamente nulla.

A tutti i nostri abbonati

 

 

A tutti i nostri abbonati, lettori e amici i migliori auguri di Buon natale e che il buon Dio non ci lasci mai soli e continui ad esserci vicino.

Novembre e dicembre da incorniciare

Due numeri di Voce della montagna assolutamente eccezionali, con ampi servizi unici e di grandissimo interesse.  Pannoloni per le mucche, come ha proposto qualche impegnatissimo europarlamentare dalla grandissima fantasia da supermercato; asfalti fatiscenti e molto pericolosi in pieno centro a Tolmezzo e non solo; grande festa a Resia per il ventennale della Sangiorgina; il grande convegno tarvisiano dei Donatori di sangue; l'arte di una sartoria specializzata a Moggio; la straordinaria festa dell'agricoltura di Resiutta; il tuffo nella prima guerra mondiale coi suoi diversi servizi in ricorrenza del primo centenario; l'anticipo della grande mostra in allestimento a Pontebba su quando il Pramollo stava all'equatore; i gravi problemi della Coopca carnica con 650 dipendenti in pericolo di stipendio e di futuro; una realizzazione museale a Lischiazze di Resia dai costi esorbitanti; tutte le domande pro o contro al sindaco di Pontebba sulla prossima venuta di extracomunitari come a Tarvisio e a Venzone; i capolavori di ingegneria e di lavori ben fatti ad opera di un gruppo di dipendenti del Servizio Forestale montano e in primo piano un capo d'eccezione, Ruggiero Bellina di Paularo, ecc. ecc. tantissimi servizi che solo gli abbonati a Voce della montagna possono seguire a casa propria.

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In gennaio prenderà il via a Pontebba una grandissima mostra su quando il Pramollo stava all'equatore: anima della mostra Romanino Azzola, un grandissimo ricercatore

Tutto quello che avreste voluto o volete sapere del perchè anche a Pontebba in primavera arriveranno gli extracomunitari

 

Gianni Sciasia, carabiniere di Ugovizza ( in foto col suo amico Marco Piroli) sta per appendere al chiodo la divisa dell'Arma...

 

I nostri fiumi sono stracolmi di tronchi alla deriva pronti a creare nuovi sbarramenti e di conseguenza nuovi drammi alla gente e al suo territorio...

 

 

Un centro polifunzionante è stato inaugurato a Lischiazze, molte le polemiche sulla sua spesa...

Ecco Ruggiero Bellina, del Servizio Forestale montano con una delle sue ultime realizzazioni lungo l'Aupa

 

Oltre 650 dipendenti rischiano il proprio posto di lavoro

 

 

Alcuni parlamentari europei molto impegnati sono arrivati a proporre pannoloni per mucche...

Eccezionale quest'anno la festa dell'agricoltura di Resiutta....

 

 

Gianfranco Sonego, uomo di spicco nel mondo degli alpini, sindaco di Dogna, dopo un nostro articolo riproducente le impressioni della gente sul suo operato, è stato duramente contestato nell'ANA di Pontebba: da qui le sue dimissioni e il suo nuovo tesseramento con gli alpini di Chiusaforte che lo hanno atteso e ricevuto a braccia aperte.

 

Eccezionale convegno a Tarvisio dei Donatori di Sangue

 

 

Straordinaria serata coi Krampus, che troveranno spazio sul prossimo numero di Voce della montagna, un mensile in stampa da oltre trent'anni, per ricevere il quale è necessario abbonarsi: appena e solo 20 euro per l'Italia e 30 per l'estero. Solo con l'abbonamento a Voce della montagna tutti potranno seguire la vita e le varie vicende della montagna friulana.

Ed ecco la VOCE di ottobre 2014

Se le poste non daranno conferma al loro tradizionale ritardo nella consegna casa per casa, nei prossimi giorni gli abbonati riceveranno il numero di ottobre di Voce della montagna, con tantissimi servizi assolutamente da non perdere, quali gli aggiornamenti sulla targa di dedicazione al papa Giovanni Paolo II in Plan dai Spadovaj, la rinascita del Coro Zardini e del Gruppo Cisilutis, sulla grande festa della mela di Tolmezzo, sull’alpino principe della piazza Dante, sulla grandiosa festa degli alpini e degli artiglieri, dei diversamente abili, sul teleriscaldamento di Cave, sulla prima guerra mondiale,  sul cinghiale, sulle 80 candeline di Licia Dessi, la signora di Pietatagliata che al 29 agosto 2003 era rimasta solo con le chiavi di casa in tasca, sulla mitica Paola Zearo di Moggio, su Davide e Andrea di Graben ecc. ecc. Un mensile assolutamente da non perdere. Gli abbonati lo riceveranno alle proprie case, i non abbonati possono a trovarlo a Moggio in edicola, a Tarvisio dalla fioraia di Tarvisio basso, Giovanna Maggioni, a Pontebba presso la Redazione di Voce della montagna, nello studio di Elio Vuerich di fronte alle poste e nella pulitura a secco di Nadia in Via Mazzini.

 

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Un articolo dal grandissimo successo

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 Un articolo, uno della prima pagina del nostro mensile di luglio u.s. che sta ottenendo un enorme successo di lettori  e di condivisione.

                                                        Un esempio da imitare

 E’ quello del neo eletto sindaco di Padova, Massimo Bitonci, il quale tra i suoi primi provvedimenti ha reso obbligatorio in ogni ufficio pubblico il Crocifisso. «Ora in tutti gli edifici e scuole - scrive Bitonci - un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune. E guai a chi lo tocca».

“Finalmente una persona che ha il coraggio di andare contro corrente! – ha commentato senza nascondersi una signora di Trelli di Paularo, Luciana Del Linz - L'Italia è sì uno stato laico, ma la maggior parte degli italiani è cattolica, i crocifissi ci sono sempre stati nei locali scolastici come in altri pubblici, non si vede la ragione per toglierli! Chi viene in Italia rispetti il nostro costume o se ne torni a casa sua, perché dobbiamo essere sempre e solo noi che ci facciamo mettere i piedi in testa da cani e porci?”

Il Sindaco di Padova non è un rivoluzionario , - ha commentato  a sua volta Adriano Buzzi  da Tarvisio - è semplicemente un cristiano come la maggior parte degli italiani e, se a "qualcuno" il crocifisso da fastidio, si volti dall'altra parte e continui a credere in ciò che crede ...”

E via da un commento all’altro; si può liberamente dedurre che la gran parte della  gente è del tutto contraria all’epurazione del Crocifisso dalle aule pubbliche, scuole, municipi, aule di tribunali ecc. Peccato che alcuni politici continuino in questa opposizione a quanto vuole la propria gente, a cui si è abituati a promettere mari e monti in campagna elettorale per agire poi in maniera del tutto contraria una volta raggiunta la sedia. Chi viene in Italia si adegua, com’è giusto, se no se ne torni al proprio paese di origine. E chi in Italia si oppone alla maggioranza, dimostra di non essere affatto da parte della democrazia: ci si adegua alla maggioranza o si sta zitto. E’ opinione generale che il Crocifisso sia bene esposto nelle aule pubbliche e quindi….amen! Che sia così e basta! Dieci e lode al neo sindaco di Padova!

 



Una grande montagna per un grandissimo papa

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         Una grande montagna per un grandissimo Papa

 

E’ il Jôf di Miezegnòt, il principe della Valcanale  e della Val Dogna che è stato felicemente dedicato e intitolato al grande Papa Wojtyla, neo Santo, papa Giovanni Paolo II, il Papa che ha radicalmente dato una irreversibile sterzata al mondo moderno. L’idea e la proposta erano state del giovane Marco Martinolli di Monfalcone, prematuramente scomparso a soli 39 anni di vita, il 26 febbraio del 2010.  Tutto era rimasto sospeso, fino allo scorso 7 giugno quando oltre 100 persone si sono ritrovate tra Sella Somdogna e Plan dai Spadovaj, nel cortile della ex caserma degli Alpini gestita dal Cai di San Donà di Piave per questa dedicazione che è l’unica non solo in Friuli ma anche nel resto d’Italia.  Una mattinata di grande festa, con la messa solenne celebrata da don Rafael e cantata dal Coro dell’UTE della Carnia, presenti diversi amministratori del territorio con a capo Sonego di Dogna e Buzzi di Pontebba, associazioni CAI, Gruppi Ana, Carabinieri, amici, appassionati e parenti stretti di Marco Martinolli. Il tutto sotto la regia e l’organizzazione, come ormai da tradizione, di Toni Russo, direttore di Voce della montagna. D’ora in poi quindi, ogni volta che il nostro sguardo si eleverà verso le vette del nostro territorio, non potremo non soffermarci sul Jôf di Miezegnòt vedendo sulle sue rocce l’immagine di Papa Giovanni Paolo II e di quell’ardimentoso e straordinario giovane di Monfalcone, i cui resti riposano nel piccolo Cimitero di Valbruna per sua stessa richiesta, Marco Martinolli.

Intanto, alcune settimane dopo, l'3 luglio 2014, domenica, Andrea Franco, Cesare Cocco e Marco Furlani del Cai di Monfalcone, grandi amici di Marco Martinolli, sono saliti fin sulla cima del Jôf di Miezegnòt sistemando anche lassù una copia della targa ricordo della dedicazione operata a Plan dai Spadovaj. Una cosa unica al mondo, almeno la prima in assoluto, la dedica di una grande montagna a un grandissimo papa.

 

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Faccia a faccia con l'elettorato

 

                                                  “Faccia a faccia con l’elettorato”

                      Su iniziativa della Redazione di Voce della montagna si terrà

giovedì sera, 22 maggio p.v. con inizio alle ore 21, in Sala Teatro Italia di Pontebba, un

                                                 Faccia a faccia con l’elettorato”

 in previsione delle consultazioni amministrative comunali di Pontebba di domenica prossima. Condurrà la serata, quale moderatore, il direttore Toni Russo. 

                      Parteciperanno i candidati della lista “Innovare insieme civica pontebbana” con a capo il candidato a sindaco Ivan Buzzi.

                       L’altra lista capeggiata dal candidato a sindaco Rudj Gitschthaler ha rifiutato l’invito e quindi non prenderà parte al “Faccia a faccia”.

Ognuno potrà rivolgere le proprie domande al candidato  sindaco Ivan Buzzi e agli altri candidati al Consiglio Comunale: in primo piano sicurezza idrogeologica, sviluppo turistico con il progetto Pramollo, l’immagine paesaggistica del nostro paese, progetto “orti comuni”,  e quant’altro di interesse generale per la soluzione, più positiva possibile, delle tante problematiche che sembrano frenare lo sviluppo sociale e turistico del nostro territorio.

 

                                Tutti sono invitati a partecipare

 

Non solo elezioni

Pagine speciali sulle imminenti consultazioni elettorali amministrative ed europee, relative in particolare alla candidata europea senatrice Isabella De Monte, alle due liste  in lizza per l'amministrazione di Resia, con ampi servizi anche sulle consultazioni di Moggio e di Pontebba.

In evidenza però la grande stagione, quasi trionfale, degli atleti del Judo Club di Tolmezzo.....

 

Papa Giovanni Paolo II e Papa Giovanni XXIII neo santi della Chiesa Cattolica nella soddisfazione generale...

Ancora commenti e servizi speciali sullo straordinario settantesimo del martirio dei 12 Carabinieri di Malga Bala, con l'attenzione puntata su un uomo straordinario quale Franco Baritussio, don Claudio parroco di Tarvisio, su alcuni "ospiti" fissi alle cerimonie di Tarvisio provenienti da Monfalcone, con l'occhio puntato sul giovane pontebbano Luigi Vuerich, al quale vanno infiniti ringraziamenti per la grande dedizione offerta in occasione del settantesimo di Malga Bala...

 

 

 

Il Coro dell'UTE della Carnia, in occasione del Settantesimo di Malga Bala, ha presentato per la prima volta il canto inedito del maestro Toni Russo intitolata appunto "Malga Bala", un canto di grande successo....

 

 

I ragazzi dell'hockey Ghiaccio Pontebba trionfano sul ghiaccio.....

 

Enorme successo a Pontebba della recente Missione cattolica....

 

Marco Maieron dell'Agroteknika di Tolmezzo ha elargito consigli pratici per questi primi interventi nei campi, orti e in bosco...

 

 

E tanti tanti altri servizi assolutamente da non perdere, come quello....  "I Carabinieri di Malga Bala come l'uovo di Colombo?"

 

 

 

 

 

Un mensile da non perdere quello di aprile 2014

Un numero senza precedenti quello di aprile, di Voce della montagna, mensile che sta arrivando nelle famiglie degli abbonati proprio in questi giorni. Numerose già le telefonate di condivisione e di apprezzamento da parte di tanti lettori. In prima pagina la prevista “dedicazione del Jôf di Miezegnòt a Papa Wojtyla”, iniziativa partita anni ad opera di un grande appassionato delle nostre montagne, Marco Martinolli di Monfalcone, prematuramente scomparso anni fa.  E poi la grandissima vittorio dei giovani atleti pontebbani sul ghiaccio. Uno speciale su Lauco, dal momento che il sindaco Olivo ha dovuto appendere al chiodo la sua carica di primo cittadino. Oltre quattro pagine su una settimana da incorniciare, a Tarvisio, con la splendida commemorazione del settantesimo dei 12 Martiri di Malga Bala, con serata corale eccezionale, mostra fotografico-storica, incontro culturale coi parenti dei Carabinieri e con gli alunni delle scuole superiori e infine la cerimonia conclusiva col generale Gallitelli da Roma, il sindaco e il parroco di Plezzo Un direzionale contro la immissione di alcune coppie di linci in territorio, immissione non voluta dalla gran parte della gente. Un servizio speciale su Giacomo Marcocig, un grande artista dell’eufonio, di Camporosso e tantissimi altri servizi da non perdere. Voce della montagna è l’unico mensile dell’Alto Friuli, in stampa ormai da oltre trent’anni, il cui abbonamento costa solo 20 euro per l’Italia e 30 per l’Estero.

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No a linci, orsi e lupi

 

A proposito del dibattito apertosi da alcune settimane sulla nuova immissione di diverse coppie di linci sul nostro territorio dell’alta valle del Fella,  dal momento che sono tanti coloro che si rivolgono alla redazione di Voce della montagna e quindi riteniamo più che mai di essere a ragione “voce”della gente, mi sento in dovere di intervenire anche a nome dei tantissimi che la pensano come me. Non sono cacciatore, rispetto le norme e i cacciatori che seguono le regole, in quanto una certa selezione è giusto che ci sia come è sempre stato nella storia. Amo il bosco e da anni e anni mi piace viverci dentro, per necessità legnatica o per puro gusto, anche e soprattutto per sfuggire allo stress quotidiano e ai tantissimi dispiaceri del vivere quotidiano sociale e politico. Siccome penso siamo ancora in democrazia, nonostante tutto e tutti, e siccome sono più che convinto che la gente come noi serve solo ed esclusivamente quando si è chiamati a votare per uno o per l'altro e poi non conta più un fico secco, per tornare all'argomento principale dell'immissione in territorio di altre linci, rifletto con la tastiera davanti. Io la lincia l'ho vista per ben quattro volte, segno evidente che tale animale è già da tempo nel nostro territorio, facilmente prima di me. Prima, anni fa, io frequento i boschi da molti anni, c'erano un sacco di caprioli, un po' ovunque, lepri, volpi, tassi, galli cedroni e così via. Ultimamente mi sembra che di volpi, tassi, lepri e caprioli.....insomma non c'è quasi più niente. Ora vogliono immettere altre linci, senza chiederci niente e fregandosene platealmente di quanto possiamo pensare noi. Ripeto, non sono cacciatore e non scrivo queste righe per difendere loro o qualcuno, ma solo la natura e la “mia” vita in bosco. E' assodato che una sola lince mangi 40/50 caprioli all'anno, oltre a tassi, volpi, lepri ecc. Di questo passo noi saremo costretti a rintanarci in città e loro, le linci, orsi e lupi, la faranno da padroni nel nostro territorio, almeno finchè avranno da mangiare,  e tutto questo solo perché qualcuno percepisce fior di soldi dall'Europa, alla faccia nostra e di tutti quelli che amano continuare a vivere in montagna.  Perché lo Stato, e soprattutto chi per Esso,  che ci prende in considerazione solo quando si deve andare a votare, non ci chiede una buona volta cosa ne pensiamo? Hanno fatto ovunque statuti e regolamenti, belli da leggere, perché non li mettiamo in pratica una buona volta? Insomma la gente, noi quasi tutti, NON VOGLIAMO orsi, linci, lupi e animali del genere, animali che prima di noi NON C'ERANO IN ZONA; qui c'erano lepri, volpi, tassi, caprioli e così via: perché ora, per scelta e interessi di qualcuno in particolare, dobbiamo subire questa non voluta intrusione forzata? Che prendano linci, orsi e lupi e si li conservino a casa loro, sotto i loro letti, perché devono costringerci a subirli e ad aver paura nel recarci o vivere in bosco? Tempo fa un amico di Pontebba ha dovuto darsene a gamba in bosco mentre faceva la legna perché a due passi da lui c’era un orsetto di poche settimane. E' l'ennesima  farsa all'italiana, solo che con le linci si rischia il morto, uno di noi, alla prima occasione, rischio ancora più probabile se unito a orsi e lupi che qui non ci sono mai stati, almeno da cinquant'anni da quando io sono sbarcato su questi monti. La cosa che mi lascia perplesso è che a quelli che credono di comandare, politici e non, di questo argomento non gliene frega niente. E questo mi fa veramente ... incavolare, per non usare un altro termine. Questi personaggi sono ogni giorno sul Messaggero ora contro il presidente ora contro la regione, ora...., ma sulla lince, orso e lupi..... niente di niente, non si sbilanciano, forse perché sperano che sia dato il voto anche ad orsi, linci e lupi. Silenzio assoluto! Dove vivono?.... Ripeto, non voglio tutelare i cacciatori, voglio riportare alla luce del sole quanto pensano tantissimi altri del mio quieto vivere che hanno diritto di andare a legna e a funghi quando vogliono senza paura alcuna. Almeno in bosco o in periferia non si sente di politica, di presidenti, di sindaci polemici, di crisi e di politica; adesso dobbiamo vivere con la paura e pensare di andarcene perché a qualcuno in particolare vengono soldi in tasca dall’immissione di linci, orsi e lupi? Pensiamo a come far aumentare il numero dei residenti o almeno a come contenerne le partenze e lasciamo nei loro territori abituali linci, orsi e lupi e compagnia bella.

Serata corale per il settantesimo di Malga Bala

Coro dell'Università della Terza Età, diretto dal maestro Antonio Russo 

Bachmann Choir di Tarvisio, diretto dal maestro Alberto Busettini

Suonatori del corno da caccia della Valcanale

Ottetto Lussari di Ugovizza, diretto dalla maestra Anna Missoni

Coro della Sezione Associazione Nazionale Carabinieri di Trieste, diretti dal maestro Lucio Verzier

 

Tra i tanti canti, il Coro dell'UTE della Carnia presenterà, per l'occasione, il canto inedito Malga Bala

                                       Malga Bala

di Antonio Russo

 

Era il marzo del ’44:

freddo, neve e vento forte.

Catturati a Bretto,

avvelenati a Logje.

Dodici Carabinieri del Tricolore

prigionieri dei titini,

in marcia di morte

verso la Bala,

la Malga Bala.

Uno alla volta…

Dio del cielo, Padre: perdona!

 

La serata si svolgerà a Tarvisio, in chiesa, con inizio alle ore 18. Presenterà la dottoressa Antonella Russo.

Tutto pronto a Tarvisio

Tutto pronto a Tarvisio per il settantesimo dell'eccidio dei 12 Carabinieri massacrati a picconate a Malga Bala in Slovenia dai partigiani comunisti di Tito. Una interessantissima mostra storico-fotografica nella torre medioevale assolutamente da visitare per capire qualcosa in più sulla storia di Malga Bala.

Domenica sera poi grande serata corale in chiesa a Tarvisio coi Cori dell'UTE della Carnia, del Bakmann di Tarvisio, dell'Ottetto Lussari di Ugovizza, dei Suonatori del corno da caccia della Valcanale e del Coro dell'Associazione Carabinieri di Trieste. Presenterà Antonella Russo. Presenzierà il generale Garello della Legione FVG dei carabinieri.

Lunedì  conferenza sulla storia di Malga Bala agli alunni delle scuole di Tarvisio a cura del direttore di Voce della montagna, Toni Russo, autore dei tanti libri sui Carabinieri di Malga Bala e sulla storia dell'Alto Friuli.

Martedì poi solenne cerimonia in chiesa e in piazza con la presenza del gen. Leonardo Gallitell8i, capo dell'Arma dei Carabinieri.

TUTTI SIAMO INVITATI A PARTECIPARE IN PARTICOLARE ALLA SERATA CORALE QUANDO IL CORO UTE Presenterà TRA L'ALTRO IL CANTO INEDITO "MALGA BALA" di Toni Russo.

In attesa del 70 di Malga Bala

Francescon Franzan, di Isola Vicentina, (Vicenza), nipote diretto di Attilio Franzan, dei 12 Carabinieri di Malga Bala: fu lui anni e anni fa a salvare la Pietà a Roma dal martello di un assalitore polacco che vi era avventato sopra durante una messa solenne di Papa Paolo VI. Nella Voce della montagna di marzo 2014 tutta la storia.

L'ex giudice di pace Antonio Traverso si dichiara estraneo a tutte le accuse rivoltegli e aspetta il momento per passare al contrattacco...

La dottoressa Glorietta Iseppi Pillini è stata riconfermata  all'unanimità presidente dell'Università della Terza Età della Carnia..

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L'ing. Gambardella, colui che voleva realizzare a San Leopoldo una mega centrale a biomasse è stato prosciolto dall'accusa di falso....

Un incalcolabile olocausto

 

Tra la fine del 2010 e i primi del 2011, in fase di preparazione della stampa della terza edizione di Planina Bala, sulla strage dei 12 Carabinieri Martiri, sono stato con alcuni amici, tra cui il presidente dell’Associazione Carabinieri di Gorizia Giovanni Guarini, sulla foiba di Tarnova, a Nova Gorica. Ne avevo visitate di altre di foibe negli anni passati, ma quella vista in quel giorno piovoso mi è rimasto impresso come non avrei mai immaginato. Lì dentro ancora decine e decine di Martiri, tra carabinieri, domobranzi, gente comune, alpini, poliziotti ecc. Molti senza nome, tanti altri con identità ben conosciuta. La loro colpa era stata di essere italiani o nemici del sistema comunista di Tito e dei suoi accoliti. Perfino il papà  del Guarini, ancora e per sempre lì in fondo. Ecco, le foibe! Oggi, 10 febbraio 2014, giornata del ricordo di tutte quelle migliaia e migliaia di povera gente, di soldati, di avversari di Tito e del comunismo slavo, rei di essere italiani. E pensare che c’è ancora gente che non riconosce questi misfatti, gente che continua a predicare, anche in TV italiane, che non è assolutamente vera la strage nelle foibe, si tratta di pura invenzione giornalistica. Come la strage di Malga Bala sui 12 Carabinieri Italiani, frutto di pura fantasia di chi firma anche questo intervento, secondo quelle menti acute di giornalisti triestini, slavi nel cuore e nella mente, ma italiani, purtroppo, a tutti gli effetti. Che se ne tornino là dove vive il loro cuore, anziché continuare a prendere lo stipendio in Italia e a farsi ospitare perfino in trasmissioni sulle reti italiane pagate obbligatoriamente da noi contribuenti. Ricordo, anni fa, a Tarvisio viveva un ex sloveno, ormai tarvisiano a tutti gli effetti, che era venuto in Italia dopo la guerra con suo padre, mentre sua madre e altri suoi fratelli erano rimasti ad Aidussina. Dei tre fratelli “slavi”, uno si era schierato in guerra coi Domobranzi, collaboratori dei tedeschi e gli altri due coi titini. Ebbene, i due titini avevano infoibato il fratello traditore, ancora vivo, mentre il loro padre con l’altro fratello minore era riuscito a scappare in Italia e a trovare nuova vita a Tarvisio. Anni e anni dopo la fine della guerra, il papà ha voluto far ritorno ad Aidussina, dal resto della famiglia. Non è più tornato a Tarvisio, in quanto i due figli  già “titini” avevano portato a termine la loro vendetta freddandolo a una curva: non avevano ancora dimenticato l’odio politico di quei terribili periodi dal 1943 al 1947. Migliaia e migliaia gli infoibati nei tanti cunicoli delle foibe nel nome di Tito e del comunismo slavo. Morti tra morti, senza dimenticare i milioni sacrificati da Stalin e compagni in Unione Sovietica;  l’incalcolabile olocausto della Shoah; i morti del nome del Fascismo e del Nazismo e via dicendo, in ogni angolo della terra e in ogni epoca del tempo. Ricordiamoli tutti questi Martiri, innocenti o colpevoli,  ma tutti figli di uno stesso Padre, tutti fratelli sotto lo stesso cielo, nella speranza che il buon Dio, il più grande coltivatore e consumatore di camomilla, possa continuare ad aver pazienza, tanta pazienza nei nostri riguardi!

 

 

Tra i tantissimi servizi

Ed eccoci a febbraio 2014

Una tre giorni eccezionale a Tarvisio per commemorare il martirio di 12 Carabinieri massacrati dai partigiani titini a Malga Bala perché italiani: domenica sera 23 marzo imperdibile serata corale coi gruppi Bachmann di Tarvisio, Ottetto Femminile della Val Canale, Coro UTE della Carnia, Suonatori di corno e Coro ANC di Trieste - Mostra storica alla torre medioevale sui 12 Martiri di Malga Bala - Incontri culturali e proiezioni di filmati al Centro culturale con le scolaresche tarvisiane e infine martedì 25 marzo solenne cerimonia in chiesa con la partecipazione eccezionale del comandante dell'Arma dei carabinieri, gen. Leonardo Gallitelli.

 

Servizio eccezionale di Voce della montagna sulla Casa delle Farfalle e suo ideatore e fondatore Enore Picco accusato di aver dimenticato il proprio paese...

 

 

Dicono che tanti pensionati passano il tempi solo in bar o per strada.... Antonino Alongi ci dimostra il contrario

Fine di un'epoca a Pontebba con Renza e Guerrino Macor che ringraziano i loro clienti dopo anni e anni di intensa attività sociale e commerciale...

 

 

Voce della montagna ha dato inizio a una serie di grandi articoli di Eugenia Monego Ceiner sull'anniversario della prima guerra mondiale...da non perdere.

 

Voce della montagna scende in campo per aiutare i difensori del lago di Cavazzo...

 

Il dottor Enrico Vigevani ci traccia un bilancio su un anno appena conclusosi sull'Oncologia sull'Alto Friuli...

 

Ancora podi e trionfi per gli atleti del Judo Club Tolmezzo...

 

 

Tutto quello che bisogna sapere sulle linci...

Indimenticabile festa dell'agricoltura a Resiutta...

Un eccezionale calendario è stato realizzato per i soci e i pescatori dell'A.P.S. di Resiutta

Anche quest'anno incontro sociale da prima pagine per gli oltre duecento pescatori con le loro famiglie che si sono ritrovati a Gemona per il pranzo sociale di inverno, prima dell'inizio di una nuova stagione...

 

E tanti, tanti altri servizi su Voce della montagna di febbraio 2014, un mensile da non perdere che si riceve solo per abbonamento postale: 20 euro per l'Italia e 30 per l'estero.

 

Planina Bala

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